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Read e-book online Bagheria PDF

By Dacia Maraini, Elspeth Spottiswood, Dick Kitto

In Bagheria, Dacia Maraini revisits the panorama of early reminiscence. She describes Sicily in sensuous element, the city of Bagheria, and the ancestral villa to which she lower back as a baby after bad years of imprisonment along with her kin in a jap focus camp. The Villa Valguarnera and Maraini remembers the non secular struggles and her uprising opposed to the elitism of her category. She additionally discusses her event of kid abuse. Bagheria can be a story of corruption: centuries of the town's prior spread along Maraini's family members historical past as she information the involvement of the Mafia within the architectural decimation of Bagheria within the Seventies.

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Brian Richardson's Print Culture in Renaissance Italy: The Editor and the PDF

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Nel grande salone che dà sulla terrazza. Le pareti non sono dritte, ma fanno quinte, angoli, nicchie. Ogni curva però si rompe di fronte alla grande porta finestra che si apre sulla spaziosa terrazza dalle mattonelle bianche e blu. Facile immaginare, perchè ogni oggetto porta l'impronta dell'epoca, i nostri antenati dai grandi vestiti gonfi e sostenuti, le parrucche alte sul capo, le facce cosparse di cipria di riso, le mani intente a sgranare rosarii o a stringere una tazzina di cioccolata fumante.

Trasudano goccioline chiare. Prendine un altro, mi dice zia Saretta con gentile compunzione. Ma io ho la gola chiusa. Sono lì impietrita, a guardare quel quadro come se lo avessi riconosciuto con la parte più profonda dei miei pensieri: come se avessi aspettato per anni di trovarmi faccia a faccia con questa donna morta da secoli, che tiene fra le dita un foglietto in cui è scritta una parte sconosciuta e persa del mio passato bagariota. FINE.

La zia Felicita è morta da anni. Mentre la zia Saretta è qui viva e ora batte le mani a una ragazzina in tacchi alti e unghie laccate che porta dentro un vassoio con sopra dei bicchieri a calice colmi di tè freddo al limone. Su un piatto prezioso porge dei gelati di Bagheria: minuscoli fiori di crema ghiacciata ricoperti di finissima cioccolata. Si posano con due dita sulla lingua e si lasciano sciogliere fra denti e palato. Il profumo sale dolcissimo e struggente. Rientriamo nel salone. I miei occhi cadono sul grande quadro dell'antenata che ricordo vagamente nei miei vagabondaggi infantili per la villa.

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